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Schede

"La figura delle ali accoppiate o spiegate o abbassate – la quale in araldica si chiama volo e indica velocità, vivace ingegno, animo pronto alle armi (Guelfi) – è simbolicamente una intuitiva espressione di tutto ciò che vuol essere effetto di una dinamica morale o materiale. Sono simboleggiate con le ali “infaticabilmente agili e preste”: la prontezza (es. nella figura della Riverenza, con le ali alla mano in segno di prontezza nell’obbedire, ai funerali della regina Isabella di Spagna, a Milano); la sollecitudine; la velocità; la fugacità e simili attributi iconologici del tempo e delle sue divisioni (“volat irreparabile tempus” - “l’alato veglio” Parini, Notte 760). La notte “ruit et fugens tellurem amplectitur alis” (Virg.); dei fenomeni celesti e tellurici (venti); del traffico (Mercurio con i piedi, il pètaso e il caduceo alati); della fortuna; della fama (En. IV), che se è buona ha le ali bianche e se cattiva le ali nere; delle passioni che muovono l’anima vivamente e profondamente (es.: l’ambizione, la vendetta), e di tutte le azioni e reazioni organiche succedenti alla viva rappresentazione di fatti reali (es.: il furore, la paura). Gli etruschi davano le ali a tutti i loro dei. Le ali sono costante segno di elevazione dell’anima considerata per il sentire e per il pensare; così sono indivisibili attributi iconologici della virtù, della gloria, dell’onore, per le facoltà dell’animo; e della poesia (es.: la Poesia di Raffaello nella stanza della Segnatura in Vaticano), delle arti e delle scienze, per le facoltà dell’intelletto. Gli angeli “beati motori” (Par. II – 129), trattano “l’aere con l’eterne penne (Purg. II – 35), ed è alato Amore “indizio di cielo” (Mazzini). E questo è quel che tutto avanza / Da volar sopra il Ciel gli avea date ali / Per le cose mortali, / Che son scala al fattor chi ben l’ostina.

Così il Petrarca, parlando di Amore. Le ali sono date ai cherubini, teste di fanciullo bizzarre, che non si trovano presso i greci, sì bene a Palmira, presso i romani e presso i galli (Caylus). Le ali sono il geroglifico dell’intelligenza (Platone). Ad Eubolo comico greco e ad Arano di Soli, piaciuto a Cicerone, non sembrò giudizioso l’attributo delle ali ad Amore “il quale non è altrimenti leggero e volatile, ma soprammodo grave, atteso che non facilmente vola dal petto, dove una volta è ritratto” (Ripa). Anche la Vittoria è quasi sempre alata (es.: nelle medaglie di Domiziano e di Ottavio). Gli ateniesi la vollero senz’ali (Nike aptero), perché non volasse e rimanesse sempre con essi (Pausania). Anche Tito volle la Vittoria non alata nelle sue medaglie, ed essendo due ali di un’erma vittoriosa stroncate da un fulmine, si scrisse sul suo plinto: “Roma regina del mondo, la tua gloria non perirà perché la Vittoria è senza ali e non potrà allontanarsi da te”. Nella mistica processione del Purgatorio Dante vede sfilare quattro animali (simbolo dei quattro Evangeli) ognuno “pennuto di sei ali” (Purg. XXIX, 94), i quali significano le sei leggi fondamentali: natruale mosaica, profetica, evangelica, apostolica, canonica. In araldica le ali si chiamano volo se a coppia; semivolo se è figurata un’ala sola; volo abbassato se le punte sono volte verso la parte inferiore dello scudo; volo spiegato, se verso la parte superiore; volo piegato o sorante se le ali sono semiaperte."

(Testo tratto da: Giovanni Cairo, "Dizionario ragionato dei simboli", Ulrico Hoepli, Milano, 1922 - febbraio 2022). Per approfondire il tema della simbologia funeraria ottocentesca cliccare qui.