Provincia di Bologna

Provincia di Bologna

1877 | 1900

Scheda

La provincia di Bologna occupa buona parte dell’Emilia orientale; ha forma di cuore, colla punta rivolta a sud-ovest, sulla linea di spartiacque dell’Appennino tosco-emiliano e colla base rivolta a nord-est, su di una linea più o meno regolarmente seguita da un tratto del corso inferiore del fiume Reno. In rapporto alla superficie territoriale ed alla popolazione è la prima fra le provincie emiliane. La superficie della provincia di Bologna, colla variante portata dalla legge del 3 giugno 1884, che vi aggregava i Comuni di Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio, già appartenenti alla provincia di Ravenna, misura, secondo gli ultimi dati ufficiali dell’Istituto geografico italiano, 3752 chilometri quadrati. La popolazione presente della provincia di Bologna era al 31 dicembre 1881, secondo l’ultimo censimento, di 464.879 abitanti; essa si calcolava, al 31 dicembre 1898, di 497.378 abitanti, con una densità relativa di circa 133 abitanti per chilometro quadrato. La emigrazione nella provincia di Bologna è insignificante, non avendo superato nel sessennio 1880-85 la cifra di 36 individui all’anno. Fra emigrazione propria e temporanea, il che equivale ad otto persone sopra 100.000 abitanti. Un certo movimento emigratorio si è manifestato anche nella provincia negli ultimi anni; ma più che emigrazione di popolazioni agricole, le quali sono in questa provincia solidamente attaccate alla terra bagnata dal sudore loro e dei loro padri, si è verificato un trasferimento di operai in altri centri d’Italia o dell’estero, ove più facilmente li allettava speranza di trovare lavoro e guadagno. Così fu che in questi ultimi anni andò notevolmente accrescendosi il numero di Bolognesi stabilitisi in Milano, in Genova, in Roma, operai o non; mentre si serba sempre rarissimo il caso di contadini del Bolognese che forniscano un qualche contingente alla emigrazione stabile d’oltre mare, nelle due Americhe. La provincia di Bologna confina: a nord-est, con quella di Ferrara e questa linea di confine è in gran parte segnata dal corso del fiume Reno; a sud-est, colla provincia di Ravenna; a sud, colla provincia di Firenze, mediante una linea assai capricciosa, non totalmente determinata da criteri geografici, orografici od idrografici; a sud-ovest, ad ovest e nord-ovest, per una lunghissima, tortuosa ed irregolare linea, che va dal Corno alle Scale fin quasi al corso del Po, confina colla provincia di Modena. Amministrativamente la provincia di Bologna comprende 61 Comuni, raggruppati in 3 circondari e 15 mandamenti. Bologna, capoluogo della provincia, è altresì sede di un Arcivescovado, d’una Corte d’appello, d’una celebre Università, del Comando d’un corpo d’armata, d’un Distretto militare, d’una Intendenza di finanza, di una Direzione provinciale di poste e telegrafi, d’un Compartimento forestale e di varii Consolati esteri, oltre una quantità d’uffici attinenti alle funzioni ed alle necessità d’una città di primaria importanza.

Orografia, idrografia e viabilità
La provincia di Bologna è divisa in due parti quasi uguali dalla via Emilia: l’una montuosa, al sud-ovest di questa grande arteria stradale; l’altra piana, a nord-est della stessa via. La parte piana è di poco superiore per estensione alla parte montuosa. Il Corno alle Scale, che fa parte della catena centrale dell’Appennino, alquanto a sud-est dal blocco del Cimone, è il punto culminante della montagna bolognese toccante l’altezza di 1945 metri sul livello del mare. Il Corno alle Scale, colle poderose sue propaggini fino a Pracchia ed a San Marcello, forma la grande parete divisoria tra la valle del Reno (versante bolognese) e quella dell’Ombrone e della Lima (versante toscano). Dal Corno alle Scale la linea di confine tra la provincia bolognese e quella di Modena procede sulla cresta del contrafforte che divide la valle del Reno da quella del Panaro, toccando il monte Serrasiccia (1380m.), il monte Belvedere (1140m.), per scendere poi per più modeste alture a Montese (841m.) e presso Zocca, donde comincia la regione delle colline, che va fino agli ameni poggi di Bazzano (120m.), tra la Samoggia ed il Panaro, quasi di fronte a Vignola in provincia di Modena. Dal Corno alle Scale, invece volgendo verso oriente, la regione montuosa della provincia di Bologna si stacca sempre più dalla catena centrale apenninica e per il monte Uccelliera (1814 m.), monte della Scoperta (1275 m.), il Casciajo (1195 m.), il monte Beni (1267 m.), il monte Canida, il monte Taverna, il monte Faggiola (1018 m.), va scendendo fino alle colline di Castel Bolognese ad oriente di Imola. In questa tratta dell’Appennino bolognese non sono, fuori dei già ricordati, monti di grande altezza e di speciale importanza; caratteristici piuttosto sono i contrafforti che si staccano dalla catena centrale, paralleli gli uni agli altri, costituenti i valloni o bacini idrografici della Savena, dell’Idice, del Sillaro e del Santerno, i maggiori fiumi, dopo il Reno, della provincia di Bologna. Le punte più rinomate degli sproni apenninici fra la regione delle colline sono i monti di San Piero, di Sette Fonti, monte Grande (606 m.), monte Dozza (210 m.), il Calderaro (580 m.), il Paderno (267 m.), il Ronzano (331 m.), il monte della Guardia (286 m.), su cui sorge il grandioso e celebre santuario della Madonna di San Luca, e i colli di San Michele in Bosco (134 m.), nei dintorni immediati di Bologna.
L’Apennino bolognese, nel suo versante settentrionale fin presso alle colline, si mostra piuttosto brullo e sassoso. Vi abbondano le arenarie e le formazioni argillose del periodo terziario. Nell’interno delle valli, più ci si avvicina alla catena centrale ed alle scaturigini dei fiumi, più l’aspetto del paese si fa pittoresco: i monti si coprono di castagneti e di ricche boscaglie d’alto fusto, di pascoli e di campi verdeggianti; cessano le rovine e i franamenti, che sono caratteristica desolante di molte parti del versante settentrionale apenninico.

I fiumi e torrenti che bagnano la provincia di Bologna scendono tutti dall’ Apennino per conche o bacini idrografici, pressochè paralleli gli uni agli altri. Il Reno è il maggiore e più noto fra i fiumi della provincia di Bologna. Nasce nel cuore dell’Apennino, in provincia di Firenze, tra il colle delle Piastre ed il colle del Ceruglio, a nord -ovest di Pistoja. Ha corso quasi sempre volto da sud a nord; serve nella parte alta per breve tratto da confine fra le provincie di Firenze e di Bologna; riceve il tributo di molte valli laterali, tra i quali gli abbondanti corsi delle due Limentre e del Setta a destra, della Sella e della Vezzola a sinistra. Passa a un chilometro e mezzo a ovest da Bologna, attraversato da tre lunghissimi ponti in pietra: l’uno più a monte per la strada Emilia, diretta a Modena; l’altro a valle, per la strada ferrata che alla testa ovest del ponte fa trivio, piegando un tronco a sud per la linea transapenninica Bologna-Firenze e l’altro tronco proseguendo a rettifilo per la linea Bologna-Piacenza; il terzo, piegando a nord per la linea Bologna-San Felice, primo tronco della costruenda linea Bologna-Verona. In questo punto il letto del Reno ha la massima larghezza (520 m.), non bastante sempre allo sfogo delle impetuose ed improvvise sue piene, fra le quali è memoranda l’ultima dell’ottobre 1893, che travolse tre piloni ed altrettante arcate del grandioso ponte. In un isolotto nel mezzo del Reno, poco lungi da Bologna, mentre le loro legioni accampavano sulle rive opposte pronte a lanciarsi le une sulle altre, si riunirono nell’anno 43 a.C. i triumviri Ottaviano Augusto, Marc’Antonio e Lepido, e quivi stabilirono la fine della repubblica e della libertà di Roma, dividendosene la ricca spoglia. L’accordo dei triumviri, giurato sull’isolotto del Reno, non durò a lungo ed Ottaviano Augusto, che seppe scaltramente profittare delle debolezze dei proprii colleghi e frenarne le ambizioni, ben presto restò arbitro della situazione e solo padrone di Roma e del mondo da questa soggiogato. Al disotto di Bologna il Reno piega alquanto a nord-nord-ovest; indi tra Cento e Pieve di Cento fa un altro gomito dirigendosi ad est sulle valli paludose di Malalbergo. A Traghetto, per bonificare il paese sottostante e preservarlo dalle devastatrici alluvioni del fiume, il Reno venne immesso nell’antico letto del Po di Primaro, fiancheggiando all’uopo questo canale con solidi ed alti argini. Così circondato, pur serbando il suo nome, il Reno volge decisamente ad est, segnando il confine fra le provincie di Bologna e di Ferrara prima e poscia tra quelle di Ferrara e di Ravenna. Sbocca infine nel mare al cosidetto Porto di Primaro. Le origini del Reno si trovano a 1130m. sul livello del mare; il suo corso ha una lunghezza di circa 220 chilometri ed il suo bacino idrografico è calcolato approssimativamente a circa 4688 chilometri quadrati. Il maggior tributario di sinistra del Reno è la Samoggia, torrente che discende dai monti soprastanti a Zocca e che alla sua volta è arricchito dalle acque del Lavino, scendete dal monte Moscoso e da altre colline formate dal contrafforte chiudente ad ovest la valle del Reno. Dopo il Reno si notano nella provincia di Bologna i fiumi seguenti:

La Savena, che nasce al Sasso di Castro (1277 m.), sull’Apennino tra Bologna e Firenze, a circa 770 metri sul livello del mare: scorre in direzione da sud a nord per sboccare nella pianura a sud-est di Bologna ed alquanto al disotto si unisce all’Idice, per gettarsi poi con quello in Reno. Sul contrafforte montuoso, che divide la valle della Savena da quella dell’Idice, corre la strada nazionale, che da Bologna per il passo della Futa, mette a Firenze. L’Idice nasce fra le gole del monte Oggioli (1290 m.), a 1200 metri sul livello del mare, nell’Apennino tosco-emiliano, presso il villaggio di Filigare, già in provincia di Firenze. Percorre il fondo di una valle angusta e selvaggia in direzione di nord, indi piega alquanto ad est; a 8 chilometri a scirocco da Bologna è attraversato dalla via Emilia e dalla ferrovia, sotto la quale si congiunge alla Savena. Continua poscia il suo corso tendendo prima a nord-est e poi ad est, finchè finisce in Reno per mezzo della cassa di colmata detta d’Idice e Quaderna, dopo un percorso di 64 chilometri, alimentato da un bacino idrografico della superficie di circa 414 chilometri quadrati. Il Sillaro ha le sue origini dal monte dei Tre Poggioli (966 m.) sull’Apennino toscano, corre in stretta e tortuosa vallata fino a sboccare nella pianura in territorio di Castel San Pietro, nelle cui vicinanze è attraversato dalla via Emilia. Tocca quindi la provincia di Ravenna senza peraltro lasciare quella di Bologna; si getta nell’Idice, insieme al quale finisce in Reno. Il Santerno nasce presso il passo della Futa in territorio di Firenzuola (prov. Di Firenze), a circa 1200 metri sul livello del mare. Bagna i Comuni di Castel del Rio, Fontana Elice e Tossignano, scorrendo per angusta vallata. Fino ad Imola è fiancheggiato sull’una sponda e sull’altra da amene colline. A un chilometro a sud-est da Imola è attraversato con un bel ponte in pietra dalla via Emilia; nel territorio di San Prospero comincia a segnare il confine tra le due provincie di Bologna e di Ravenna, per poi entrare in questa e dopo aver toccato Sant’Agata, fra Lugo e Massa Lombarda, si getta in Reno a levante di Lavezzuola. Il suo corso è di circa 100 chilometri, con un bacino idrografico di 465 chilometri quadrati di superficie. Completiamo i nostri cenni sulla idrografia bolognese collo specchietto seguente, che, secondo i rilievi dell’Ufficio del Genio civile, ci dà la portata media ordinaria dei suddetti corsi d’acqua in metri cubi: Fiume Reno, alla chiusa di Casalecchio 33, alla Bastia sotto allo sbocco del Sillaro 71. Torrente Samoggia presso allo sbocco in Reno . Torrente Lavino presso allo sbocco nella Samoggia 2. Torrente Idice all'idrometro del ponte San Martino 11. Torrente Quaderna al termine dell'arginatura ove entra nella fossa di colmata 3. Torrente Sillaro presso alla foce in Reno 8. Totale 137.

La viabilità è nella provincia di Bologna in condizioni, sotto ogni rapporto, assai soddisfacenti. Lo sviluppo delle linee stradali, fatta eccezione delle comunali non obbligatorie, pelle quali non si hanno notizie esatte, era, secondo le ultime statistiche che abbiamo sott’occhio, il seguente: Strade ferrate ordinarie Chilom. 268; Tramvie a vapore 120; Strade nazionali 56; Strade provinciali 484; Strade comunali obbligatorie 1064. Totale Chilom. 1992. Le strade ferrate che ora percorrono la provincia di Bologna sono ripartite nei seguenti tronchi: Bologna-Ancona (39 chilometri); Bologna-Piacenza (30 chilometri); Bologna-Padova (31 chilometri); Bologna-Firenze (72 chilometri); Bologna-Verona (36 chilometri); Bologna-Portomaggiore, con diramazione a Budrio per Medicina e Massa Lombarda (60 chilometri). Le tramvie a vapore sono quella di Bologna-Casalecchio-Bazzano, che percorre la provincia per circa 25 chilometri, e da Bazzano poi prosegue per Vignola a raccordarsi colla ferrovia economica Vignola-Modena; la Bologna-Imola di circa 32 chilometri, che segue la via Emilia, con stazioni in tutti i paesi che si trovano sul suo itinerario; la Bologna-Pieve di Cento (28 chilometri) e la Dozza-Malalbergo (35 chilometri). Dalle vie nazionali il tronco più importante è la Bologna. Firenze per il passo della Futa, ed il tronco Porretta-Pracchia, nell’alta valle del Reno, della strada Bologna-Pistoja. Coll’apertura della grande linea ferroviaria adriatica da Piacenza ad Ancona la via Emilia cessò di essere strada nazionale a carico dello Stato, diventando strada provinciale a carico delle varie provincie da essa attraversate. Riassumendo il quadro delle vie di comunicazione pella provincia di Bologna che abbiamo sott'occhio si hanno: Linee ferroviarie: 1. Piacenza-Bologna, colle stazioni di Castelfranco, Samoggia e Lavino. – 2. Bologna-Ancona (continuazione della precedente parallela sempre alla via Emilia), colle stazioni di Bologna, San Lazzaro, Castel San Pietro e Imola. – 3. Bologna-Firenze, colle stazioni di Borgo Panigale, Casalecchio, Sasso, Marzabotto, Vergato, Pippe di Salvaro, Riola, Bagni di Porretta, Molino del Pallone. – 4. Bologna-Padova-Venezia, toccando oltre alle secondarie, le stazioni di Castelmaggiore, San Giorgio, San Pietro in Casale, Galliera. – 5. Bologna-San Felice sul Panaro, toccando le stazioni di San Giovanni Persiceto e Crevalcore. – 6. Bologna-Budrio-Medicina-Massalombarda. -7. Bologna-Molinella-Portomaggiore, avente fino a Budrio tronco comune colla linea precedente. Linee tramviarie a vapore: 1. Bologna-Bassano-Vignola. – 2. Bologna-Imola. – 3. Bologna-Pieve di Cento. – 4. Dozza-Malalbergo. Le principali vie rotabili della provincia di Bologna sono: 1. La grande via Emilia. – 2. La Bologna-Pistoja, provinciale, che sale la vallata del Reno; questa via, da Porretta al confine, è nazionale. – 3. La Bologna-Firenze, interamente nazionale, pel valico della Futa, toccante Pianoro, Lojano e Monghidoro. – 4. La provinciale che da Borgo Panigale, sulla via Emilia, va a San Giovanni Persiceto, dove si biforca mandando un tronco a Nonantola e di là a Modena, ed un altro tronco a Cento in provincia di Ferrara; altro tronco, comunale, da San Giovanni Persiceto va a Crevalcore. – 5. Bologna-San Pietro in Casale-Pieve di Cento. – 6. Bologna-Castelmaggiore-Malalbergo, da dove passa in provincia di Ferrara. – 7. Bologna-Budrio-Molinella e poscia per Ferrara, provinciali. – 8. Bologna-Castenaso- Medicina e poscia Massa Lombarda e Lugo, provinciali. – 9. Imola-Massa Lombarda. – 10. Imola-Casal Fiumanese-Castel del Rio e quindi in provincia di Firenze passando l’Apennino al giogo di monte Guerrino (879 m.). A queste importanti arterie servono di completamento e raccordo le strade comunali obbligatorie e le molte strade vicinali e consortili esistenti nella regione, ma intorno alle quali mancano i dati esatti.

ISTRUZIONE PUBBLICA
Bologna avrebbe mancato alla sua fama secolare di città dotta, se anche nella circostante provincia non avesse largamente irradiato i benefici effetti della istruzione popolare. Negli ultimi anni particolarmente, sull’esempio del capoluogo, ove l’istruzione pubblica in tutti i gradi è accuratissima, ogni Comune della provincia si è dato a favorire e promuovere con ogni mezzo l’istruzione, combattendo la mala e vergognosa pianta dell’analfabetismo, che, secondo le statistiche di leva del 1888, dava ancora il 46 per 100 di coscritti completamente ignari dei primi elementi del leggere e dello scrivere. Ad onor del vero va notato che il maggiore contingente degli analfabeti viene dato dalla parte montuosa del territorio, ove, per più difficili comunicazioni e per inveterati pregiudizi mantenuti fra le popolazioni, l’istruzione trova i maggiori ostacoli alla propria diffusione. Secondo le ultime statistiche (datanti dal 1888) nella provincia di Bologna non vi sono Comuni sforniti di scuole; molti di essi hanno aule scolastiche anche nelle frazioni di minore entità. Nel 1888 le aule scolastiche nella provincia erano censite in 754, delle quali 77 di corso superiore; eranvi inoltre 198 scuole private. Gli asili infantili erano soltanto 15 e raccoglievano appena il 4 per 100 dei fanciulli esistenti nelle provincie dai 3 ai 6 anni. Gli insegnanti elementari, alla stessa epoca, erano 760, che impartivano l’insegnamento a 41.669 allievi iscritti, l’undicesima parte circa della popolazione. A questi vanno aggiunte le scuole private, le scuole serali e festive funzionanti con ottimi risultati nei Comuni capoluogo, la Scuola normale femminile per la preparazione delle maestre. Gli istituti di istruzione secondaria sono abbastanza numerosi. In Bologna havvi un Ginnasio comunale con più classi parallele, frequentatissimo; un Liceo, Scuole tecniche, un Istituto tecnico, ecc. Ad Imola havvi un Ginnasio ed una Scuola tecnica governativa. Non mancano, tanto a Bologna che ad Imola ed in altri Comuni della provincia, collegi-convitti ed educandati per l’educazione dei giovinetti e di fanciulle di famiglie facoltose. Vi sono infine a Bologna scuole d’arti e mestieri e d’arte applicata all’industria, assai utili all’elemento operaio, dal quale sono generalmente frequentate. In Bologna hanno inoltre sede: un’Accademia ed un Istituto di Belle Arti, fondato nel 1803; un Liceo di musica, che tra le sue splendide tradizioni ha pur quella di avere avuti per insegnante il Padre Martini e per allievo Gioacchino Rossini; ed infine ha la gloriosa sua Università, la prima che sia sorta in Europa fra la densa tenebria medioevale ed oggi ancora – per nobiltà di tradizioni, per importanza scientifica, per le numerose Facoltà, per la studentesca che vi si raggruppa intorno – delle primissime, non solo d’Italia, ma nel mondo.

BILANCIO PROVINCIALE, CONTRIBUTI, MOVIMENTO POSTALE E TELEGRAFICO, ECC.
Il bilancio preventivo della provincia di Bologna per l’esercizio 1896 fu consolidato nelle cifre seguenti, che non hanno subito grandi varianti anche negli anni successivi: ATTIVO PASSIVO Entrate effettive L. 2.373.723,29; Spese effettive L. 2.306.161,95; Movimento di capitali 349.100; Movimento di capitali 416.661,34; Contabilità speciali 205.193,88; Contabilità speciali 205.193,88. Totale L. 2.928.017,17 Totale L. 2.928.017,17. I versamenti fatti in conto contributi dalla provincia di Bologna salgono in media a lire 6.279.230,95 per imposte dirette (fondi rustici, fabbricati e ricchezza mobile) ed a lire 3.107.829,40 per tasse sugli affari (successioni, registro, bollo ipotecarie, ecc.). Le tasse indirette (senza le imposte comunali e provinciali) duplicano la somma generale delle contribuzioni pagate allo Stato dalla provincia e salgono a lire 19.336.347,90. POSTE, TELEGRAFI E TELEFONI. Secondo la statistica postale del 1897 erano 41 gli uffici postali aperti al pubblico nella provincia di Bologna, sussidiati da 55 collettorie. Il movimento postale annuo di oggetti di corrispondenza (lettere, cartoline, manoscritti, campioni, stampe, ecc.) nella provincia è in media di circa 12.000.000. Il movimento di depositi e rimborsi nelle Casse postali di risparmio è stato nel 1896 di 2.000.000 di lire circa. Esistono nella provincia di Bologna 87 uffici telegrafici aperti al pubblico, dei quali 1 nell’abitato con servizio permanente; 1 con orario di giorno completo; 29 con orario limitato. Gli altri sono nelle stazioni ferroviarie, abilitate anche al servizio dei privati. Nell’esercizio 1896-97 furono spediti dalla provincia 133.962 telegrammi. La città di Bologna è inoltre provvista di un servizio telefonico in continuo progresso, col sempre maggior favore che questo comodissimo modo di comunicazione trova negli usi e nei bisogni della vita moderna. Al 31 dicembre 1897 gli abbonati erano 342. Il servizio si estende ai limitrofi Comuni di Castenaso, Casalecchio di Reno, Praduro e Sasso e Borgo Panigale.

Statistica industriale

FORZA MOTRICE IDRAULICA. – La provincia di Bologna, sia per la natura in parte montuosa del suo territorio, sia per gli abbondanti e quasi sempre ben nutriti corsi d’acqua che la percorrono, dispone d’una forza motrice idraulica consapevole, che potrebbe dar vita alle più svariate ed importanti industrie. Di questo tesoro dinamico che la provincia di Bologna serba nel suo territorio ne è utilizzata finora una parte modesta, ma che è tuttora di un certo rilievo. La forza motrice derivata dai corsi d’acqua nella provincia di Bologna, risultava, da una statistica del 1877, di cavalli 18.434. Però i motori in azione negli stabilimenti industriali non rappresentavano nel 1898 che 4440 cavalli, di cui 2436 per i molini da cereali, 849 per le pilerie da riso, 345 per la filatura della canapa, 214 per le cartiere, 132 per le fornaci ed il resto per industrie di minore importanza. CALDAIE A VAPORE. – La statistica delle caldaie a vapore, pubblicata nel 1890, aveva censito nella provincia 274 caldaie con 3630 cavalli di forza. La statistica industriale del 1898, pubblicata nel 1899, annovera per gli stabilimenti industriali 86 caldaie della forza complessiva di 2417 cavalli. La differenza fra le due cifre dipende dal fatto che nella prima si considerano anche i motori ad uso agrario, i quali sono esclusi nella seconda. INDUSTRIE MINERARIE, MECCANICHE E CHIMICHE. – Miniere. Sebbene non manchino minerali metallici o di altra natura nella provincia di Bologna, non vi sono attualmente miniere in coltivazione. Nelle località di Montebuono e Sassonero in Comune di Monterenzio furono fatti in passato importanti lavori per la coltivazione di un filone di rame; ma i prodotti non corrispondendo alle spese, dato il prezzo che aveva nel tempo il rame, l’escavazione del minerale venne abbandonata. Nelle valli della Savena e del Setta si trovano depositi di lignite che furono saltuariamente oggetto di ricerche. Inoltre si fecero in varie località della provincia, ma finora senza risultati importanti, ripetuti assaggi per l’estrazione del bitume, dello zolfo, della cera fossile, del petrolio, della esistenza delle quali materie si hanno in varie località dell’Apennino bolognese non dubbie prove. OFFICINE MINERALURGICHE. – Officine del gas illuminante. Nella provincia di Bologna si hanno due sole città illuminate a gas, Bologna ed Imola. L’officina di Bologna impiega due motori a gas della forza complessiva di circa 16 cavalli: alimenta in media 37.000 becchi, dei quali 3000 per l’illuminazione della città. Nell’officina d’Imola alimenta circa 1884 becchi, dei quali 356 per l’illuminazione della città. Nell’officina di Bologna, compresi gli accenditori, sono impiegati 60 operai; in quella d’Imola 15. Luce elettrica. Nei Comuni di Bologna, Castelfranco dell’Emilia, Castel Maggiore, Grizzana, Imola, Marzabotto, Praduro e Sasso e Vergato, esistono 23 impianti per l’illuminazione elettrica, coi quali si alimentano 2664 lampade ad incandescenza a 74 ad arco.

INDUSTRIE METALLURGICHE. – Ferriere e magli. Esistono nella provincia di Bologna 11 ferriere con magli nei Comuni di Bagni della Porretta, Budrio, Granaglione, Lizzano in Belvedere, Marzabotto, Molinella, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena. Sono mossi tutti da forza idraulica, con motori della potenza complessiva di 52 cavalli dinamici, sebbene le presse d’acqua di cui dispongono possono dare una forza doppia, Vi si lavora il ferro in verghe, in utensili agricoli, vanghe, badili, vomeri, assi per veicoli, ecc. La produzione media di queste ferriere si calcola in circa 200 tonnellate di ferro lavorato all’anno, del valore di 53.000 lire. A Grizzana havvi un maglio per la lavorazione del rame, animato da un motore idraulico della forza di 20 cavalli dinamici. Fabbriche di reti metalliche. Ve ne sono 2, una a Casalecchio sul Reno, l’altra a Zola Predosa. Fonderie di ghisa. Se ne conta una a Bologna, con 11 operai. Fonderie di bronzo per campane e lavori diversi. Di tali opifici se ne conta uno solo in Bologna, di discreta importanza per le campane, e 2 per rubinetti, guarnizioni, ecc. Fonderie di caratteri da stampa. Esistono in Bologna 2 opifici esercitanti tale industria: il maggiore e più importante vi fu trasportato da San Pancrazio Parmense dagli antichi proprietari, che furono già soci in tale industria dal celebre Bodoni. Ha un motore a gas di 4 cavalli di forza e vi lavorano da 50 operai. L’altro opificio è di minore importanza lavorandovi pochi operai, con macchine a mano. Fabbriche di tubi e lastre di piombo e pallini da caccia. Esiste in provincia, e precisamente nel Comune di Bologna, un opificio per la fabbricazione di tubi e lastre di piombo con motore a vapore di 25 cavalli, ed un altro per la fabbricazione dei pallini da caccia, animato da un motore a vapore della forza di 2 cavalli. I prodotti si consumano nello Stato ed in parte anche s’esportano all’estero. Officine meccaniche. Esistono in provincia, nei Comuni di Bologna, Castelfranco dell’Emilia, Castel Maggiore, Imola, San Pietro in Casale e Zola Predosa, 29 officine esercitanti le industrie meccaniche, di cui 11 con motori meccanici. Queste officine sono più specialmente adibite alla fabbricazione di macchine agrarie, locomobili, fonderia di ghisa, torchi, motori idraulici, caldaie, pompe, trebbiatrici, motori a gas, materiale d’artiglieria, cartucce di ogni calibro, spolette, scatole a mitraglia, macchine di precisione, utensili, ventilatori, riparazioni, ecc. Tali opifici dispongono di forza motrice idraulica ed a vapore per un totale di 188 cavalli dinamici, impiegando da circa 800 operai. Chioderie. Esistono in provincia 2 chioderie: l’una nel Comune di Zola Predosa e l’altra a San Giovanni in Persiceto. Occupano complessivamente un centinaio di operai, senza sussidio di forza motrice, il lavoro essendo tutto eseguito a mano. OFFICINE DIVERSE. – Fabbriche di letti e mobili in ferro. Vi sono 6 opifici adibiti a tale industria nella provincia di Bologna, 3 nel Comune capoluogo e 3 nel Comune di San Giovanni in Persiceto. Oltre dei letti si fabbricano anche tavole, sedie, mobili ed altri oggetti d’uso comune. Vi lavorano circa 140 operai. Fabbriche di ferri chirurgici. Esistono nel solo Comune capoluogo 4 fabbriche di strumenti ed apparecchi chirurgici, impieganti circa un centinaio di operai. Uno solo di tali opifici è fornito di motore a vapore della potenza di 6 cavalli dinamici. Fabbriche di carrozze. Se ne contano 15, tutte nel capoluogo. Fra tutti impiegano circa 180 operai. Una sola dà lavoro a 45 operai. Strumenti musicali. A quest’industria sono adibiti alcuni opifici di modestissima importanza. Producono violini, fisarmoniche, strumenti a fiato in legno ed ottone e riparazioni d’altri strumenti. Havvi pure una fabbrica di organi di vario genere, sorta ad una certa importanza. A Budrio è attiva la fabbricazione delle famose ocarine in argilla cotta, che si smerciano in grande quantità nelle campagne e si usano anche in altre regioni d’Italia.

CAVE E FORNACI. – Secondo gli ultimi accertamenti ufficiali dell’Ufficio delle miniere sono in esercizio nella provincia di Bologna 16 cave di pietra, il cui prodotto è calcolato in 8000 tonnellate circa di materiale, pel valore di lire 191.000. Giornalmente vi lavorano da 130 operai. Fornaci. Abbastanza estesa è nella provincia di Bologna quest’industria. Secondo le ultime statistiche si contano: Fornaci da gesso N. 45 con operai 167; da calce 61 - 468; da cemento 2 - 14; da laterizi 120; da stoviglie  7 - 1185; miste (calce e laterizi) 18; da vetro 1 - 30. Totale N. 254 con operai 1864. I prodotti ottenuti dal lavoro di queste fornaci è valutato in: Gesso Tonnellate 22.932; Calce e cemento 12.810; Mattoni 42.814; Quadrelle Tonnellate 2.842; Tegole ed embrici 12.770; Stoviglie 807; Vetri 240. Il valore complessivo di tali prodotti fu stimato in lire 1.243.582. La cottura del gesso si opera per lo più in fornaci intermittenti. La frazione di San Rufillo nel Comune di Bologna è quella che ne conta il maggior numero; non mancano anche le fornaci a fuoco continuo ed a sistema moderno. Il prodotto per 9/10 serve alla costruzione e per 1/10 all’agricoltura come emendamento; per 2/3 è consumato localmente e per 1/3 lo si esporta. Le fornaci intermittenti sono comunemente usate anche per la calce, il cemento ed i laterizi. Solo negli ultimi anni cominciarono a sorgere nella provincia di Bologna fornaci a fuoco continuo sui varii sistemi moderni; ora se ne contano parecchie. Fra i Comuni nei quali è più diffusa la fabbricazione dei laterizi vi è quello d’Imola. Stoviglie. Fabbriche e fornaci per stoviglie economiche artistiche e terrecotte decorative se ne contano 8 nell’intera provincia, delle quali 6 a Bologna e 2 a Imola. In quest’ultimo Comune esiste la fiorente Società cooperativa di produzione per tale industria con 72 operai. La fabbricazione delle terrecotte decorative è esercitata in un altro opificio presso Imola, con un motore a vapore della forza di 20 cavalli dinamici ed impiegante 25 operai. Vetrerie. Esiste nel Comune capoluogo una fabbrica di vetri, con una sola fornace a sei crogiuoli di 400 chilogrammi caduno. Vi sono occupati 30 operai pei 6 mesi freddi dell’anno. La materia prima è data dal rottame di vetro che si raccoglie in luogo. SEGHERIE DI MARMI. – Nel capoluogo havvi un opificio per la segatura e lavorazione del marmo con 2 grandi telai per la segatura e 2 piccoli per impellicciatura, tre torni e una lustratrice. L’opificio è animato da una macchina a vapore di 10 cavalli. Operai occupati in questa industria 40. Vi sono inoltre molti scalpellini e marmisti, i quali peraltro non fanno uso che di seghe e di torni a mano.

INDUSTRIE CHIMICHE. – Candele di cera. Esistono in provincia di Bologna 2 sole officine esercitanti l’industria della fabbricazione delle candele di cera. Sono entrambe a Bologna ed occupano complessivamente 14 operai. La materia prima è per una metà circa importata dall’estero. Questa industria, in altri tempi attivissima, è ora in decadenza, alimentata solo dal consumo occorrente per le funzioni religiose. Candele steariche. Vi sono nel Comune di Bologna 3 fabbriche di candele steariche, animate da una forza motrice a vapore complessiva di 16 cavalli ed impiegante circa 58 operai. In una di tali fabbriche si produce pure margarina; nell’altra sapone. Saponi. Esistono in Bologna 2 fabbriche di sapone, oltre quella già indicata che produce pure candele; impiegano in media 7 operai al giorno. Inchiostro, ceralacca, gomma liquida e nero fumo. Nei Comuni di Bologna e d’Imola si producono in 5 fabbriche, con 24 operai, inchiostri da scrivere e da stampa, nero fumo, ceralacca e gomma liquida. Lucido per scarpe. Una sola fabbrica esercita questa industria nella città di Bologna. Essa dispone di un motore idraulico della forza di 7 cavalli, mediante il quale si fanno agire 4 macine coniche in ghisa, una macina grande a cilindro, un frantoio per la polverizzazione del nero di osso calcinato e un grandissimo buratto annesso al polverizzatore. Il prodotto consiste in nero animale e in lucido per scarpe e finimenti. Vi sono occupati 21 operai giornalieri. Il prodotto in parte si esporta ed è messo in commercio in scatolette di latta fabbricate nello stesso opificio ed in scatolette di legno d’abete, provenienti da Asiago (Vicenza). I cartelli da applicarsi sulle scatole sono litografati nella fabbrica stessa. Nero fumo e derivati dal catrame. Esistono per la preparazione di questi prodotti 2 officine nel Comune di Bologna. Nella maggiore di queste fabbriche si trattano annualmente circa 3000 quintali di catrame ordinario, ricavandone per distillazione 2400 di catrame nero e quintali 600 di olio di catrame. Mediante la combustione dell’olio di catrame, operata col sistema delle celle di condensazione in tre vasti ambienti, si ricavano circa 350 quintali di nero fumo. Prodotti esplodenti. Sei fabbriche della provincia producono fuochi artificiali e prodotti esplodenti occupando 12 operai. Fiammiferi di legno. Nella provincia di Bologna si contano 4 fabbriche di fiammiferi in legno, delle quali 2 a Bologna e 2 a Castelfranco dell’Emilia. Le fabbriche di Bologna occupano 250 operai; quelle di Castelfranco danno lavoro a 56 persone. Profumeria e terra cattù aromatica. Due sole ditte hanno in provincia di Bologna importanza industriale, e sono le Ditte produttrici della ben nota specialità detta l’Acqua di Felsina. Esse occupano in complesso 14 operai. Altro prodotto speciale che si fabbrica in Bologna da varii farmacisti è la Terra cattù aromatica, che si mette in commercio in piccole ed eleganti scatole metalliche. Perfosfati minerali e di ossa, altri concimi artificiali e colla. In Bologna, Imola, San Giorgio in Piano e San Pietro in Casale, si fabbricano concimi chimici e colla, occupando in complesso 94 operai e facendo uso di 68 cavalli di forza con motori industriali.

INDUSTRIE ALIMENTARI. – Macinazione di cereali. Si riscontra un notevole progresso in questa industria, specie nell’ultimo ventennio, sotto il rapporto degli apparecchi e dei metodi di macinazione. Secondo l’ultima statistica nel periodo 1878-82 il numero dei mulini in provincia di Bologna era di 404, con una forza motrice di 2752 cavalli dinamici, di cui 2436 idraulici e 316 a vapore. Nel 1882 si macinarono 1.146.877 quintali di grano e 677.688 quintali di cereali inferiori, per un valore complessivo di circa 47 milioni. Sopravvenne poi l’impianto dei grandi stabilimenti di macinazione a cilindri, dei quali 2 nel Comune capoluogo ed 1 nel Comune di Vergato. Dei due mulini a cilindri di Bologna uno dispone d’una forza motrice a vapore di 250 cavalli e produce fino a 1250 quintali di farina al giorno; ha lavoro continuo ed illuminazione elettrica. Impiega circa 50operai. L’altro ha due turbine della forza complessiva di 110 cavalli e due motori a vapore sussidiari della forza di 150 cavalli dinamici. Impiega circa 250 operai al giorno. Il mulino a cilindri di Vergato è animato da una turbina di 180 cavalli e da una motrice a vapore sussidiaria di 60 cavalli. Vi lavorano 85 operai. Un altro mulino a cilindri esiste a Riola, con una motrice idraulica di 50 cavalli dinamici e producente in media 50.000 quintali di farina. Brillatura del riso. Esistono, divisi in 15 Comuni della provincia, 35 opifici per la brillatura del riso, animati da forza motrice a vapore ed idraulica, ma nel maggior numero dei casi con motori idraulici. Complessivamente la forza impiegata da questi opifici è di 305 cavalli dinamici a vapore e di 849 idraulici. Vi lavorano inoltre 194 operai. Paste da minestra. Questa industria è esercitata in Bologna da 2opifici di una certa importanza, dei quali l’uno con un motore a vapore della forza di 15 cavalli e l’altro con un motore pure a vapore di 2 cavalli. Vi sono inoltre nel Comune di Bologna ed in provincia circa 200 pastai minori esercitanti la loro industria con uno o due torchi soltanto mossi da forza animale. In complesso lavorano a quest’industria quasi 500 operai ed il prodotto serve essenzialmente al consumo locale. Birra ed acque gassose. Nell’esercizio 1897-98 fu in attività nella provincia una sola fabbrica di birra, industria con una produzione di 560 ettolitri di birra. Vi sono inoltre in provincia 14 fabbriche di acque gassose e seltz. Lavorazione dei salumi, conserve ed altri generi alimentari. La lavorazione dei salumi costituisce una specialità della provincia e specialmente del Comune di Bologna, occupando un migliaio di persone. Nove stabilimenti sono provvisti di motori, della forza complessiva di 33 cavalli. Vi sono poi piccoli produttori, circa 200, che esercitano la stessa industria; ma l’entità della loro produzione non è apprezzabile, per mancanza di dati esatti. Servono più specialmente ai bisogni del consumo locale. Il numero degli animali suini macellati per tale industria è da 23 a 24.000 capi all’anno. Fra i prodotti principali havvi la mortadella, della quale si esportano parecchie migliaia di quintali e circa 500.000 scatole, contenenti da 125 a 130.000 chilogrammi di mortadella affettata. I quattro quinti della esportazione è destinata all’estero. Vi sono nella provincia di Bologna 9 fabbriche di conserva di pomidoro, preparata in scatole di latta; questa industria ha una certa importanza, esportandone annualmente da circa 300 mila scatole, per un peso da 115 a 120.000 chilogrammi. Il valore annuo di questi prodotti esportati supera i 2 milioni. Sonvi inoltre a Bologna varie fabbriche di tortellini, delle quali una dispone di un motore a vapore di 4 cavalli dinamici ad occupa da 50 operai. Cioccolatte, confetti e liquori. Vi sono nel Comune capoluogo 4 fabbriche di cioccolatte e confetti con motori, l’uno della forza complessiva di 16 cavalli. Nello stesso Comune di Bologna ed in quelli di Bassano e San Giovanni in Persiceto si fabbricano liquori. Complessivamente lavorano in queste industrie 189 operai. I prodotti sono in massima parte consumati nella provincia. Aceto. Esistono in provincia 2 fabbriche di aceto ricavato dall’alcool, con una produzione di circa 300 ettolitri all’anno. Acque minerali artificiali. Le ditte Giommi, Grazioli, Duprè e Pedrelli fabbricano acque minerali artificiali uso Vichy, Vals, Carlsbad, Janos, ecc., in 4 opifici di Bologna facendo uso di motori a gas.

INDUSTRIE TESSILI. – Industria della seta. Quattro stabilimenti nel Comune di Bologna producono il seme bachi col sistema cellulare, occupando nell’epoca dello sfarfallamento 140 donne. Altri 8 stabilimenti, pure in Bologna, operano l’essicazione dei bozzoli. Questi stabilimenti sono ora i soli rappresentanti dell’industria serica nella provincia, non essendovi più alcuna filanda, né fabbrica di tessuti. Industria della lana. Nel territorio in Bologna si esercita in 2 opifici la filatura della lana con 655 fusi e 16 cavalli di forza. In uno di questi opifici si produce pure la lana meccanica e si tingono i filati. Questi servono poi per la fabbricazione di tessuti con 200 telai a domicilio dei tessitori. Gli operai occupati nei suddetti due opifici sono circa 40. Industria del cotone. Quest’industria è rappresentata da un solo opificio di tessitura con 37 telai e 57 operai, ed una forza motrice di 20 cavalli. Tessitura nastri e passamani. E’ questa un’industria abbastanza attiva per quanto esercitata in piccoli opifici, il maggior numero dei quali nel Comune di Bologna. Due opifici soltanto hanno motori idraulici, generanti l’uno 5 e l’altro 12 cavalli di forza. Lavorano a questa industria circa 170 operai, in maggior numero donne. Buona parte del prodotto si consuma nella provincia.

INDUSTRIA DELLA CANAPA E DEL LINO. – Filatura e tessitura. Nella provincia di Bologna 15.353 ettari di terreno sono coltivati a canapa. Nel 1894 si produssero 122.763 quintali di tiglio e stoppa. Di questa produzione una buona parte entra in commercio allo stato greggio, il resto si trasforma in cordami, oppure serve come materia prima per l’industria della filatura e della tessitura, previa preparazione, alla quale attendono due speciali opifici impieganti una forza motrice di 645 cavalli e 535 operai. Per ciò che riguarda la filatura havvi nel Comune di Casalecchio, presso Bologna, un importante opificio detto, della Canonica, esercitato da una Società anonima ed impiegante una media giornaliera di 503 operai. Lo stabilimento della Canonica è mosso da forza idraulica derivata dal Reno, con 3 motori, che con una caduta media di 4 metri e mezzo dànno complessivamente una potenza di 300 cavalli dinamici. Lo stabilimento è pure fornito di una caldaia a vapore di riserva della forza di 300 cavalli. I prodotti si vendono generalmente in Italia e si esportano anche in Spagna, in Svizzera, in Germania, in Francia, nel Belgio. Altro stabilimento di minore importanza, esercitante la filatura della canapa mista colla juta, si trova nel Comune di Grizzana: ha un motore idraulico di 25 cavalli e vi lavorano in media 30 operai. Lavorazione della juta. Nel Comune di Marzabotto si fila e si tesce la juta facendone tele da sacchi e da imballaggi. Vi sono all’uopo 2000 fusi e 34 telai, con un motore si 30 cavalli e 100 operai. Fabbricazione dei cordami. Questa industria non è esercitata in grandi opifici, ma da piccoli industriali, intorno ai quali difettano dati positivi. Complessivamente si calcola che lavorino a tale industria 115 operai. Il prodotto è in gran parte esportato. Tintura, imbianchimento ed apparecchiatura dei filati e tessuti. Queste industrie sono esercitate in 26 opifici che occupano fra tutti una settantina d’operai. Industria tessile casalinga. La tessitura casalinga occupa, secondo le ultime notizie, 7370 telai. I prodotti consistono per circa 4/5 in tessuti di uso domestico. Il rimanente viene fatto con filati provveduti dalle ditte committenti, le quali pagano poi il lavoro fatto, secondo prezzi convenuti e senza obbligo di lavoro costante, sia da una parte sia dall’altra. Per lo più sono preferiti i tessuti di sola canapa nei Comuni di campagna e quelli di lino e canapa, o cotone con canapa nei Comuni più vicini alle città

INDUSTRIE DIVERSE. – Fabbriche di cappelli di feltro. Quest’industria, prima del 1876 esercitata in varii opifici della provincia, fu uccisa dalla produzione delle grandi fabbriche lombarde e piemontesi. Attualmente l’industria dei cappelli nella provincia di Bologna si riduce ad operazioni di finimento, guernizione e pulitura, al qual lavoro, nel solo Comune di Bologna, sono addetti circa 100 operai. Concerie di pelli. La concia delle pelli va considerata fra le principali industrie della provincia e si opera a base di vallonea o di cortecce di quercia su pelli provenienti in massima parte dai macelli dell’Emilia e del Veneto. Vi sono stabilimenti con motore a vapore ed in taluno si sono anche introdotti i metodi di concia più moderni. Il prodotto principale è il corame da suola; ma si lavorano anche in minori proporzioni le pelli di vitello per tomaia, quelle di pecora minuta e di capra sagrinate, nonché quelle di agnello e di montone per guanti. I prodotti servono al consumo locale e si esportano anche nella Romagna, nel Veneto, nelle Marche, a Roma. Attualmente sono in attività nella provincia 14 concerie di pelli, impieganti circa 117 operai e ripartite nei Comuni di Bologna, Budrio, Imola e Marzabotto. Cartiere. Anticamente l’industria della carta fu assai prosperosa nella provincia bolognese. Ma venne in seguito contrastata dalla produzione esorbitante delle grandi cartiere del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e dell’estero. Attualmente esistono nella provincia 4 cartiere nei Comuni di Bologna, Castelfranco dell’Emilia, Marzabotto, Praduro e Sasso. L’opificio di maggior importanza è appunto quello esistente in questo ultimo Comune, fondato nel 1873 con sistemi moderni, macchine perfezionate e potenti mo0tori a vapore ed idraulici, della forza complessiva di 100 cavalli dinamici. Vi lavoravano in media 105 operai. Una buona parte del prodotto si esporta dalla provincia. Le altre cartiere producono quasi unicamente carta di qualità grossolana e da involti. Le materie prime di cui si servono queste cartiere sono gli stracci di varie qualità, la pasta di legno ottenuta meccanicamente per la carta più grossolana e la cellulosa ottenuta chimicamente per la carta da lettere. Lavorano complessivamente nelle cartiere della provincia 192 operai. Industrie grafiche. Esistono in tutta la provincia di Bologna 35 officine esercitanti le arti grafiche (tipografia e litografia), impieganti complessivamente da 500 a 600 operai. In Bologna esistono 15 tipografie, fra le quali taluna di vera importanza industriale e di bella rinomanza per le accurate e pregevoli edizioni; vi sono inoltre 9 litografie, delle quali una con motore a vapore della forza di 6 cavalli dinamici. Tipografie e litografie sono quasi tutte animate da motori a gas. Altre tipografie esistono nei Comuni di Bagni della Porretta, Bazzano, Castel San Pietro, Imola, Medicina, Minerbio, Monghidoro, San Giovanni in Persiceto e Vergato. Manifattura dei tabacchi. Si calcolano impiegati nella Regia Manifattura dei tabacchi 590 operai giornalieri. La forza motrice di cui lo stabilimento dispone è data da 9 motori idraulici, della potenza di 18 cavalli dinamici, e da un motore a vapore della forza di 22 cavalli. La produzione media annua è di un milione e mezzo di chilogrammi di tabacco lavorato, cioè: sigari, trinciati diversi, tabacchi da fiuto e polvere antisettica. Fabbriche di mercerie in metalli. Vi sono nel Comune di Bologna varie fabbriche d’oggetti in metallo appartenenti alla classe delle mercerie, come spilli, uncinetti, bottoni, stecche per busti, portapenne, minuterie, ecc. In complesso le persone addette alla fabbricazione delle mercerie in metallo si calcolano, tre uomini e donne, in circa 400.

Agricoltura ed industrie agricole
L’agricoltura, si è già detto, è la maggior base economica nella provincia bolognese. Grande progresso ha fatto in questa regione l’agricoltura nell’ultimo trentennio: da sessant’anni a questa parte la produzione agraria si può dire raddoppiata. La scala di produzione agraria nella provincia di Bologna si può dividere in tre zone: zona montuosa, zona delle colline e zona della pianura. Nella zona delle montagne la coltivazione, specializzatasi per certi prodotti e per le industrie forestali, è soggetta alle influenze dell’ambiente alpestre e del clima rigido. Non vi mancano però notevoli produzioni di cereali e di legumi, degli alberi da frutta ed in qualche località anche dell’uva. Ma i prodotti più importanti di questa zona sono le castagne, il legname da lavoro, da ardere e da carbone. La superficie boschiva della provincia rappresenta il 16 per 100 del territorio provinciale. Nella zona delle colline crescono prosperosamente la vite, gli alberi da frutta di ogni specie, i cereali, i legumi e le ortaglie. Nella zona piana e bassa crescono di preferenza i cereali d’ogni specie e legumi, gli alberi da frutta, la canapa, che dà uno dei più ricchi prodotti, origine ad altre proficue industrie tessili e manifatturiere. La superficie arabile della provincia di Bologna rappresenta il 65 per 100 dello intero territorio; si comprende dunque l’importanza che nell’economia generale della regione ha questa plaga, coltivata con cura estrema. Intorno alla produzione agraria e forestale della provincia di Bologna non si hanno statistiche ufficiali recenti. Volendo tuttavia dare un’idea dei principali prodotti agricoli, riportiamo qui alcune cifre relative al 1887: Frumento Ettari 76.998 Ettolitri 1.243.482; Granturco 29.109 - 629.521; Riso 9.068 - 285.443; Orzo 1.115  - 10.544; Segala 272 - 1.247; Fagiuoli, fave, legumi, ceci, ecc. 9.349 - 76.426; Avena 2.490 - 49.900; Vite 143.224 - 338.000; Olivo  21 - 100; Castagne Ettari 14.330 Quintali 72.285; Patate 1.567 - 109.109; Lino 11 - 38; Canapa 16.749 - 121.370.

La produzione annua media dei foraggi nella provincia di Bologna è calcolata in quintali 5.049.930 di erba e quintali 469.791 di fieno. La produzione annua media dei bozzoli è computata in 319.209 chilogrammi, dalla incubazione di circa 8837 oncie di seme. I boschi occupano 24,137 ettari di terreno vincolati e 36.755 ettari svincolati. Il valore totale dei prodotti agrari si aggira intorno ai 72.000.000 di lire: quella dei bozzoli è di 1.200.000 lire; quello dei prodotti dei boschi vincolati d’alto fusto e cedui, secondo la media di un quinquennio (1879-83), è di lire 1.637.040, cioè: legname da opera, da fuoco e da carbone (alto fusto) m3 147.587, lire 711.537; legname per usi sociali, da fuoco, carbone e fascine (cedui) m3 119.480, importanti 520.578 lire; scorza di quercie, ghiande, frasche, foglia secca e strame quintali 442.292 per lire 404.929. L’allevamento del bestiame, date queste condizioni agricole della provincia, ha pure notevole importanza nell’economia locale. L’ultimo censimento attribuiva alla provincia di Bologna 127.715 capi di bestiame bovino, 91586 capi di bestiame ovino, 1386 caprini, 30.115 suini, 10142 cavalli, 633 muli e 11.446 asini. Il valore capitale di questi animali, il cui numero non subisce grandi varianti ed è in lento, ma continuo incremento, è computato in circa 42.000.000 di lire. La produzione della lana nella provincia di Bologna è in media di 50.000 chilogrammi annui: 215 di lana fine da pettine e 315 più scadente da corda. L’importo complessivo di tale prodotto è di 75.400 lire. Si producono in media 283.300 chilogrammi di formaggio, per un valore di 357.450 lire; 130 chilogrammi di burro, per un valore medio di 260.000 lire. Lavorazione della paglia e del truciolo. E’ questa un’industria rurale di carattere domestico, che serve di occupazione ai contadini nei mesi in cui si riposano dai lavori campestri e specialmente nei Comuni di Monghidoro, Piano del Voglio, Grizzana, Pianoro, Lojano. Monterenzio e Monzuno. Vi lavorano in media circa 6000 persone. Il profitto giornaliero si calcola di 50 centesimi per persona. La paglia che serve di materia prima è quella ordinaria di frumento. Si producono ordinariamente 12.000 quintali di trecce di paglia che servono alla fabbricazione dei cappelli. Il truciolo si lavora specialmente nel Comune di Sant’Agata Bolognese per farne treccie per cappelli ordinari occupando circa 300 persone, per la maggior parte donne.

Testo tratto da "Provincia di Bologna", collana "Geografia dell'Italia", Torino, Unione tipografico editrice, 1900. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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Bologna post unitaria
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Quadro socio politico della Bologna post unitaria nel periodo 1859-1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

L'economia bolognese dall'unità alla grande crisi agraria - 1859 | 1880
L'economia bolognese dall'unità alla grande crisi agraria - 1859 | 1880

Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

Il Piano regolatore
Il Piano regolatore

1888/89, il Piano Regolatore di Bologna. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

 Il panorama amministrativo bolognese
Il panorama amministrativo bolognese

Il panorama amministrativo bolognese e il ruolo della stampa - 1859 | 1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

La società Operaia e il Mutualismo
La società Operaia e il Mutualismo

1860 - La società Operaia e il Mutualismo. Intervista a Fiorenza Tarozzi. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

I grandi affittuari terrieri e arretratezza dell'industria bolognese
I grandi affittuari terrieri e arretratezza dell'industria bolognese

1900 - 1914, i grandi affittuari terrieri e arretratezza della industria bolognese. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

Documenti
Resto del Carlino (Il)
Tipo: PDF Dimensione: 2.08 Mb

Il Resto del Carlino, anno 1 n.1, 20 marzo 1885. Bologna, Società Tipografica Azzoguidi

Musei dell’Industria di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 274.97 Kb

Scoprire i Musei che illustrano l’evoluzione delle tecnologie meccaniche ed elettroniche. Una sintesi della storia attraverso il lavoro ed il sapere di generazioni.

Sistema scolastico
Tipo: PDF Dimensione: 192.98 Kb

Mirtide Gavelli, Il sistema scolastico a Bologna | 1900-1918.

Antichi mestieri a Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 728.05 Kb

La storia di Bologna è anche la storia dei suoi artigiani e dei suoi commercianti. Un’incessante operosità si è espressa in antichi mestieri oggi scomparsi ma che, per la loro importanza, erano denominati “Arti”.

Itinerario Marconiano a Bologna e dintorni
Tipo: PDF Dimensione: 481.18 Kb

I luoghi legati allo scienziato bolognese Guglielmo Marconi, inventore delle comunicazioni wireless nel 1895 e premio Nobel per la Fisica nel 1909.

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