Atti | pastificio

Atti | pastificio

1880 | oggi

Scheda

Paolo Atti (1849 - 1910), figlio di contadini, a ventotto anni si trasferì a Bologna per migliorare la propria condizione economica. Cominciò come garzone di fornaio e poi sviluppò la propria attività d’imprenditore. Intorno al 1880 rilevò la panetteria nota come “Antico Forno Piemontese”, attiva sin dall’inizio del secolo, prendendone in affitto dai proprietari Scagliarini i locali in via Drapperie e si stabilì con la famiglia in un alloggio sovrastante il negozio. Ancora oggi l’insegna riporta l’originaria denominazione di “Antico Forno Piemontese” e il negozio è tuttora condotto dalla famiglia. Avviata così la sua attività di imprenditore, negli anni ’90 Atti produceva (e vendeva) a pieno ritmo; in seguito, fiutando la possibilità di conquistare ulteriori porzioni di mercato, formò nel 1898 una società “in accomandita per la fabbricazione delle paste alimentari e tortellini” con Enrico Zambelli, proprietario del famoso pastificio di piazza della Mercanzia. La ditta Zambelli vantava già, tra i propri prodotti di punta, tortellini e “pasta di lusso” assai apprezzati ed esportati in vari Paesi. Perciò l’accordo con Zambelli rappresentò una svolta nell’ascesa del fornaio imprenditore, che nel 1903 acquisì l’intera proprietà Zambelli, muri inclusi.

Il successo di Atti, ormai affermatosi nel panorama imprenditoriale bolognese, trovò la propria materializzazione nell’edificio situato in via Caprarie, noto ancora oggi come “palazzo Atti” dove il fornaio e imprenditore trasferì il pastificio rilevato alcuni anni prima, provvedendo inoltre a rendere il pastificio in via Caprarie e il panificio in via Drapperie fra loro comunicanti. Sulla facciata dell’edificio è visibile lo stemma di famiglia: spighe di grano raccolte in un mazzo accompagnate dalle iniziali P. A. Specialità della casa erano la zuppa imperiale, le paste all’uovo con verdura, i tortellini, il pane nei tipi piemontese, viennese, toscano, francese, genovese, pisano e ovviamente bolognese; inoltre “pastine per ammalati”. I prodotti della ditta erano supportati da sapienti operazioni pubblicitarie che ne esaltavano da un lato il sapore, la genuinità, l’alta digeribilità e dall’altro il fatto che venissero esportati “in tutto il mondo” e che avessero conquistato numerose medaglie d’oro e diplomi d’onore nazionali e internazionali oltre a brevetti delle Case Reali d’Italia e di Sassonia. Le scatole “Liberty” contenenti i tortellini e altre paste riproducevano queste onorificenze. All’esaltazione dei tortellini di Atti contribuirono anche versi del poeta dialettale Alfredo Testoni e di Carlo Zangarini (noto soprattutto per la celebre filastrocca che pubblicizzava l’Idrolitina).

Benché oggi non sia più possibile indicare con certezza l’ubicazione di tutti i suoi numerosi esercizi in vari punti della città, è certo che ne possedesse in gran numero: nelle vie Galliera, Santo Stefano, Ugo Bassi, all’angolo fra piazza Aldrovandi e via San Vitale; arrivò a possedere ben tredici esercizi sparsi tra Bologna, Firenze e Montecatini.
La ragione sociale della ditta è stata modificata alcune volte: la società “Paolo Atti e Figlio”, costituita insieme al proprio figlio Armando, risale al periodo in cui la famiglia aveva acquisito il pastificio Zambelli; divenne poi “Paolo Atti e Figli” quando nella società entrò anche la figlia Margherita. L’intraprendente fornaio era entrato a far parte della "buona società” bolognese e il negozio di via Caprarie vedeva fra i frequentatori Giosue Carducci, Giorgio Morandi, Alfredo Testoni. Paolo Atti morì il 12 luglio 1910; alle esequie celebrate nella chiesa di S. Bartolomeo erano presenti tutti gli operai degli stabilimenti, con la bandiera dell’Arte bianca Atti. Più volte ricordato come lavoratore instancabile, onesto e decisionista, è sepolto al Cimitero della Certosa nel Chiostro VI (o dei Caduti della Grande Guerra). Dopo di lui, il testimone passò ai figli Armando e Margherita; questa, rimasta in seguito sola al timone dell’azienda, venne poi affiancata dalla propria figlia Paola.

Negli anni 1940 l'edificio in via Drapperie venne donato dall'ultimo erede della famiglia Scagliarini al Ricovero di Mendicità. Oggi l’attività è concentrata in via Drapperie e nell’esercizio di via Caprarie di proprietà dei discendenti di Paolo Atti.

Stefano Lollini

Bibliografia: G. Maioli – G. Roversi, Sua Maestà il Tortellino, Bologna, Re Enzo Ed., 1993; Bologna in cucina. Ricette di famiglia dal 1880, a cura di B. Spagnoli, Bologna, L’artiere Edizionitalia, 20083; R. Martorelli, Un percorso dell’economia bolognese nella Certosa, in La ruota e l’incudine. La memoria dell’industria meccanica bolognese in Certosa, a cura di A. Campigotto – R. Martorelli, Bologna, Minerva, 2016.

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