La Beata Vergine di San Luca in città

La Beata Vergine di San Luca in città

1796 | 1915

Scheda

Ogni anno la folla accompagnava l’immagine, proveniente dalla chiesa di San Luca sul Monte della Guardia, accostandosene processionalmente da porta Saragozza fino al centro cittadino. In particolare per gli abitanti del forese, il venire in città in questa occasione, costituiva un vero e proprio avvenimento, (mischiandosi) il pellegrinaggio religioso con la più laica fiera, che sollecitava mercanti e bottegai ad esporre i loro prodotti migliori e le novità, in una cornice di addobbi speciali lungo le principali vie urbane. Tutta la processione, che si svolgeva fra due ali di folla, seguiva un rituale ben conosciuto dai bolognesi. «La processione era capitanata dal piantone che incedeva a testa alta, in aria solenne e grave, con un grosso bastone dal pomo dorato in mano, che gli dava l’aria di un capo-tamburo. Lo seguivano, infatti, due vecchi tamburini, vestiti come i soldati nei drammi d’arena, un po’ da guardia nazionale e un po’ da carabinieri, e col cheppì adorno di un pennacchio bleu».

Naturalmente la fine del potere legatizio aveva ridotto la grandiosità di un tempo, quando tutte le autorità civili e militari partecipavano alla processione. All’epoca delle due foto del Museo del Risorgimento riportate da Belluzzi – ultimi anni del secolo – rispetto agli antichi fasti, pochi elementi davano continuità: vi prendevano parte, oltre al cardinale e gli altri membri del clero, i servitori delle case patrizie, «in sontuose livree, colle torce», la cui eventuale assenza da un anno all’altro, era oggetto di vivaci commenti da parte della popolazione che vi assisteva. La settimana di presenza in città dell’immagine, ritmata da eventi consolidati, finì col creare degli autentici personaggi, universalmente noti. La benedizione dalla scalinata di San Petronio, in Piazza Maggiore, tradizionalmente impartita il mercoledì, rese popolarissimo Don Tonini, per lunghi anni incaricato della celebrazione. «Tutti aspettavano il Iube, Domine, benedicere, pronunziato da Don Tonini […]. Quel piccolo prete aveva una così potente voce da basso profondo che si udiva per tutta la piazza, e come al comando di un generale d’armata, la gente s’inginocchiava silenziosa! Qui la missione di Don Tonini finiva, giacché appena era pronunziata la parola amen, si scatenava da ogni parte un tale baccano che non si sarebbe udito più nemmeno il cannone!». L’occasione religiosa si trasformava rapidamente in una grande festa popolare. Il clima gioioso che si viveva in tutti i rioni era sottolineato dalla diffusa esposizione di zindaleini (striscie di tela di vario colore appesa sulle vie) e tendoni. Il progresso avanzante e la costruzione delle prime linee elettriche ne portò l’abolizione a partire dal 1904.

L’immagine della Madonna di San Luca ritornava sul Monte della Guardia nel pomeriggio del giorno dell’Ascensione. Dopo la benedizione finale all’intera città, impartita dalla seliciata di S. Francesco, il percorso riprendeva quello dell’entrata avvenuta sette giorni prima. A porta Saragozza le autorità ecclesiastiche abbandonavano il corteo, che ripercorreva tutti i portici guidato dai sabatini, una confraternita laica che ogni sabato, con partenza dalla chiesa dei Trentatre di via Saragozza, salivano, salmodiando, fino al colle.

Testo tratto da Cent'anni fa Bologna: angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica Belluzzi, Bologna, Costa, 2000.

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Ehi! ch'al scusa.. 1885 n. 22
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Ehi! ch'al scusa.., anno 3, n. 22, 12 maggio 1885, Bologna, Società Tipografica Azzoguidi

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