Evoluzione e storia della moda

Evoluzione e storia della moda

1796 | 1950

Scheda

L’abbigliamento di una popolazione è sempre stato legato alle sue vicende storiche, politiche ed economiche. Un avvenimento come la Rivoluzione francese ebbe effetti non solo su coloro i quali la vissero in prima persona e ne furono protagonisti ma anche su tutti quelli che in Europa vivevano in quel periodo: le cronache dell’800 testimoniano infatti come durante il secolo fosse sempre più difficile riconoscere nell’abbigliamento della popolazione quelle diversità che permettevano di distinguere un ricco da un cittadino o da un artigiano. L’ideale di uguaglianza promosso durante la Rivoluzione francese, dunque, si stava riflettendo anche sul mondo della moda.

I cambiamenti nell’abbigliamento sia maschile che femminile, rispetto al XVIII secolo, furono notevoli e legati ai nuovi ruoli che uomini e donne occuparono all’interno della società: l’uomo nel XIX secolo si dedica al lavoro negli uffici e nei negozi, non conduce più la sua vita in salotto e dunque ha l’esigenza di indossare abiti semplici, pratici e comodi; la donna invece rimane fra le mura domestiche, incaricata di governare la casa, comincia a dare maggiore importanza al proprio aspetto fisico ed alla propria bellezza, in parte il suo abbigliamento cambia rispetto al secolo precedente ma la semplificazione avverrà solo a partire dalla fine dell’Ottocento. Gli uomini nel XIX secolo abbandonarono da subito i tessuti ricamati e le parrucche, la varietà e vivacità di colori delle stoffe a favore di una sobrietà di costumi; per le donne invece tale cambiamento avverrà molto lentamente e con un secolo di ritardo, quando anch’esse saranno impiegate al lavoro a sostituire i loro mariti, occupati al fronte con la Prima Guerra Mondiale.

I bambini nel corso dell’800, come nei periodi precedenti, saranno tali e quali agli adulti il loro specchio e la loro versione in miniatura, ne seguiranno perfettamente gli stili e le mode. I mutamenti che si verificarono, soprattutto nell’abbigliamento femminile, furono dovuti non solo a ovvi cambiamenti di gusto ma anche da motivazioni a carattere ideologico (i movimenti emancipazionisti delle donne) ed igienico-sanitari (come l’abbandono del busto, stretto ed insalubre). Cambiamenti importanti si ebbero anche nel campo della produzione dei tessuti, con l’impiego di mezzi che riducevano la manodopera, nuovi telai, la macchina da cucire e con lo spostamento dunque della produzione dalla sarta di casa all’artigiano che lavorava nel proprio laboratorio e poi alla possibilità di trovare abiti già confezionati, pronti e confezionati su misura, acquistabili nei grandi magazzini e nei negozi di vendita al dettaglio.

ABBIGLIAMENTO FEMMINILE: evoluzione
L’abbigliamento femminile dell’intera Europa, per tutto il XIX secolo, fu legato alla moda francese. Il primo periodo che si incontra nell’800 nel campo della moda è lo STILE IMPERO (1800-1820). Esso è l’ultima fase dell’evoluzione dello stile precedente, detto Luigi XVI o Neoclassico, durante il quale ci fu una grande riscoperta dell’arte egizia, etrusca, greca e romana. Nel primo ‘800 iniziarono gli scavi a Pompei che contribuirono a far crescere la passione per l’arte classica e per le civiltà dell’antica Grecia e Roma, tanto che le donne francesi richiesero degli abiti che riprendessero la foggia di quelli di queste civiltà. Dalla statuaria dell’antica Grecia e Roma venne ripreso il non uso dei colori e la foggia degli abiti, che per le donne si traduceva in una lunga veste detta alla greca, tessalica o ellenica. Realizzata con tessuto sottile, spesso poteva essere inumidita per essere più aderente al corpo; con maniche corte ed ampie o tagliate e fermate sulla spalla da una fibula (come nel caso del chitone greco), la veste era fermata sotto al seno da un nastro o cordone annodato dietro, con ampie e profonde scollature che mettevano in mostra il seno più di quanto non lo nascondessero. La gonna era lunga sino ai piedi, fluttuava ad ogni passo della donna, nella parte posteriore presentava uno strascico che veniva raccolto dall’avambraccio. Dall’ antichità classica furono riprese anche le calzature e le acconciature: sandali aperti e trattenuti solo da lacci annodati a metà polpaccio, chiamati «alla schiava» e capelli raccolti da un nastro e trattenuti sulla nuca da un morbido nodo.

L’abbandono del linguaggio classico e dunque dello Stile impero, a favore di un linguaggio romantico, avvenne fra il 1820 ed il 1822. Gli abiti del PERIODO ROMANTICO (1820-1845) iniziarono a complicarsi e le caratteristiche che presentavano erano date da: la vita scende gradualmente al punto naturale; maniche a sbuffo o a palloncino, cioè gonfie e voluminose poco sotto l’attaccatura; corpetto dell’abito staccato dalla gonna (quindi indipendente che termina a punta nella parte anteriore, stretto ed aderente al busto della donna); utilizzo di bustini per modellare ed assottigliare il punto vita (che in questo periodo è strettissimo ed evidenziato dall’uso combinato di gonna gonfia e maniche ampie); gonna gonfiata dall’uso della crinolina (lunga fino a terra con sviluppo a campana, ampia al fondo).
Inizialmente per gonfiare le gonne erano utilizzati numerosi strati di tessuto che formavano varie sottogonne: ben presto furono abbandonate perché appesantivano la figura e rendevano difficili i movimenti della dama. Le sottogonne furono dunque sostituite dalla prima tipologia di crinolina: un’unica sottogonna alla quale erano appuntate crine di cavallo e paglia. A questa seguì la crinolina costituita da cerchi di metallo leggeri ed indipendenti, tanto che permettevano alle donne di sollevarla per poter superare gli ostacoli incontrati durante il cammino. Infine fu brevettato dal francese Delirac un modello di crinolina in acciaio che con uno scatto faceva rientrare il volume della gonna rendendo agevole alle dame il passaggio attraverso le porte. La crinolina però aveva anche degli svantaggi poiché: 1. la sua leggerezza poteva causarne il rovesciamento in occasione di folate di vento; 2. non permetteva a due donne di varcare contemporaneamente una soglia o prendere posto in uno stesso divano; 3. rendevano la donna fisicamente irraggiungibile all’uomo che non poteva così abbracciarla.

La crinolina era fortemente criticata dagli uomini che cercarono di scoraggiane l’uso anche grazie alla stampa. Numerosi giornali pubblicavano notizie che raccontavano che varie donne erano state arrestate e processate perché era stata scoperta sotto la loro gonna una grande quantità di merce rubata. I mariti ed i padri erano invitati dunque ad evitare che le loro mogli e figlie indossassero questo accessorio, per evitare che fossero additate mentre passeggiavano, perché ritenute taccheggiatrici, o che potessero cadere in tentazione durante i loro acquisti. La linea femminile venne detta «a clessidra» poiché la combinazione di maniche a palloncino e gonna gonfia, busto stretto e vita esile, facevano sembrare la figura divisa in due parti separate.

Il periodo successivo al Romanticismo fu il NUOVO ROCOCÒ (1845-1865), esso vide un rapido processo involutivo della crinolina che, dopo il successo raggiunto nel periodo romantico, dopo il 1860 la portò a trasformarsi. La forma originale della crinolina fu trasformata: l’ampiezza dei fianchi si spostò infatti nella parte posteriore della figura. Il volume ed il drappeggio della parte posteriore della gonna furono dunque sostenuti dalla tornure, che consisteva prima in un cuscinetto di crine, poi in una balza di tela inamidata, successivamente in una serie di anelli a forma di ferro di cavallo.

Le gonne in questo periodo si fecero piatte davanti, con una stringa di tessuto che scendeva dalla vita e che serviva a rialzare la parte anteriore per evitare che la donna potesse inciampare mentre camminava; si mantennero ancora rigorosamente lunghe sino ai piedi, l’ampiezza del fondo era mantenuta e l’orlo era sottolineato dall’applicazione di balze di tessuto. Nella parte posteriore comparve lo strascico cioè una lunga coda che aderendo a terra raccoglieva lo sporco tanto da meritarsi l’ironica definizione di «raccogli spazzatura». Data la difficoltà di ripulire questa parte dell’abito, generalmente la parte terminale della gonna, a contatto con il suolo, presentava una striscia di tessuto di colore nero che serviva a rendere meno visibile lo sporco raccolto.

Con il tramonto della crinolina a partire dalla seconda metà del XIX secolo la giacca cominciò ad avere grande successo, nella tipologia corta a bolero o lunga sino ai fianchi. Sempre aderente al busto e stretta in vita, venne mantenuta rigorosamente chiusa da una lunga serie di bottoni e con il collo alto e dritto poiché le donne non potevano mostrare la nudità del collo, del petto o delle spalle. Indumento che insieme alla giacca ebbe grande successo fu la camicetta, caratterizzata dall’applicazione di jabot, ruches e volants nella parte anteriore, in corrispondenza del petto in quanto doveva nascondere l’esilità del busto femminile e rendere questa parte del corpo voluminosa.

Nell’ultimo ventennio del XIX secolo comparve una nuova tipologia di abito, chiamato «vestito alla mascolina». Esso era costituito da una lunga gonna aderente, raccolta nella parte posteriore da una piega, stretta in vita da un’alta cintura e da una corto bolero aperto davanti. Era sempre abbinato ad una camicetta vaporosa, con alti collari e ricca di pizzi. In Italia verso il 1888 il «vestito alla mascolina» venne chiamato tailleur e questo appellativo fu scelto in ragione del fatto che tale indumento doveva essere confezionato esclusivamente da un sarto per uomo, che in francese era chiamato “tailleur”, per distinguerlo dalla sarta per donne chiamata “couturière”. La giacca del tailleur faceva un chiaro riferimento alla moda maschile, proponeva un taglio rigoroso e sobrio ed era questo il motivo dell’impiego del sarto per uomo, esperto nel cucire abiti maschili. Nonostante il nome francese, l’abito era originario dell’Inghilterra ed il modello era stato diffuso attraverso la Francia. Al tailleur nel giro di un decennio si affiancò una sua variante detta costume con giacca cioè un abito intero accompagnato dal bolero.

Con il XX secolo l’abbigliamento femminile di uso quotidiano divenne meno stravagante, più razionale e più semplice. La donna in questo periodo aveva una sinuosa linea ad “S” che era caratterizzata dal petto in fuori, la pancia in dentro e la vita sottilissima. L’abito di uso comune continuò ad essere il tailleur che a volte, per essere più fedele alla moda maschile, abbinava l’uso del gilet e di una un’elegante cravattina annodata che chiudeva il colletto della camicetta. Gli abiti da sera continuarono ad essere ricchi di decorazioni ed applicazioni di perle, paillettes, pietre preziose; confezionati con stoffe ricche ed elaborate; con ampie scollature e spalle scoperte. Conseguenza del primo conflitto mondiale fu l’impiego delle donne nel mondo del lavoro, che andavano ad occupare nelle fabbriche e negli uffici i posti lasciati vuoti dai loro mariti impegnati al fronte. Da qui derivò la necessità di un abbigliamento adatto al nuovo ruolo: gradualmente le gonne furono accorciate sino a mostrare caviglie e polpacci, furono allargate e spesso le donne amavano indossare golf lavorati a maglia o all’uncinetto, pratici e morbidi. Ma la Prima Guerra Mondiale fece si che i vestiti fossero anche più semplici e severi, pressoché privi di ornamenti.

ABBIGLIAMENTO MASCHILE: evoluzione
Nell’800 il modo di vestire dell’uomo, protagonista della vita di tutti i giorni, divenne sempre più pratico riflettendone questa sua condizione; gli abiti divennero sempre più “seri” nelle stoffe e nei colori, dando origine a vestiti più semplificati e severi rispetto a quelli che avevano caratterizzato il Settecento. Elementi che caratterizzavano l’abbigliamento maschile dell’800 erano: la camicia, la cravatta, il panciotto, la giacca ed i calzoni. La camicia all’inizio dell’800 era ornata, come nel ‘700, dallo jabot cioè un volant di pizzo arricchito da piccolissime pieghette ‘a carta da musica’ che dal collo abbelliva tutto il petto.

Con la progressiva scomparsa dello jabot le camicie furono chiuse in corrispondenza del colletto dalla cravatta che inizialmente era costituita da una lunga fascia di lino bianco che veniva annodata sul davanti dopo averla avvolta attorno al collo. I nodi della cravatta subirono un’evoluzione nel corso del XIX secolo che gradualmente la portarono verso forme più simili a quelle attuali. Nel periodo romantico al nodo della cravatta era tenuto in grande considerazione: saper annodare correttamente questo accessorio era considerato una vera e propria arte, tanto che nel 1828 fu pubblicato un testo, intitolato L’arte di annodare la cravatta. In questo volume venivano insegnati trentadue modi diversi di annodare la cravatta, accompagnati da illustrazioni. Il nodo era di tale importanza che non appena un uomo faceva il suo ingresso in un circolo, gli sguardi si fissavano solo ed esclusivamente alla cravatta il cui nodo veniva attentamente esaminato ed eventualmente criticato: da esso dipendeva addirittura l’ammissione o l’esclusione dal circolo.

Dopo una breve riapparizione dei calzoni alle ginocchia (culottes), che sopravvissero ancora per un certo periodo, si affermarono prima i calzoni lunghi stretti alle caviglie, mantenuti aderenti grazie alla presenza di staffe che passavano sotto la suola delle scarpe, poi sostituiti dai calzoni a taglio tubolare. Il panciotto fu un altro elemento caratteristico dell’abbigliamento maschile di tutto il XIX secolo, recuperato dopo la parentesi della Rivoluzione francese, che lo aveva abbandonato. Originariamente realizzato con tessuti ricercati e preziosi come il damasco o il broccato, poi bianco ed infine, al termine del secolo, confezionato con la stessa stoffa della giacca e dei pantaloni, in loro abbinamento. Grande importanza era riservata agli accessori: all’orologio da taschino, al cappello ed al bastone da passeggio. Questi oggetti, come gli abiti, subirono nel corso del XIX secolo un’evoluzione che li portò progressivamente verso forme più vicine a quelle attuali.

L’orologio da taschino era un oggetto che ad un uomo dell’Ottocento non poteva mancare, simbolo di eleganza era portato al taschino del panciotto ed assicurato mediante una catenella inserita nella prima asola dello stesso. Per i ricchi l’ orologio da taschino era realizzato in oro mentre per i meno abbienti era in argento. Il cappello agli inizi dell’Ottocento riprendeva il bicorno o cappello «alla napoleonica» in uso nel Settecento. Successivamente fu sostituito dal predecessore del cilindro, con corpo rastremato verso la cupola e poi dal cilindro vero e proprio. Negli anni ’30 il francese Gibus inventò un cilindro con molle al suo interno che permettevano di schiacciarlo e portarlo agevolmente sotto il braccio; negli anni ’60 in Italia un cappellaio, prendendo spunto da un avvenimento di cronaca, creò la Lobbia. Questo cappello presentava una piega in corrispondenza della cupola e riprendeva la forma del cappello indossato dal deputato Cristiano Lobbia il quale, al termine di un’aggressione subita, si ritrovò con il cappello schiacciato in corrispondenza della parte superiore. Alla fine del secolo comparve la paglietta, ossia il cappello di paglia e con il nuovo secolo si andò verso l’abbandono dei copricapi che caddero in disuso.

Il bastone da passeggio comparve dopo il primo decennio dell’Ottocento poiché inizialmente fu ripresa l’abitudine settecentesca di portare con sé una spada, utilizzata non solo come accessorio ma anche come strumento da difesa. Successivamente lo stocco fu celato all’interno della canna dei «bastoni animati», i primi bastoni da passeggio che divennero il nuovo ed inseparabile accessorio dell’uomo. Successivamente le canne dei bastoni furono realizzate in legno pregiato, le impugnature furono cesellate e realizzate in oro, argento o pietre preziose. Nel XX secolo l’abbigliamento maschile rimase pressoché invariato; la moda si mantenne ancora legata all’Inghilterra e i capi fondamentali rimasero giacca, pantaloni, gilet e cravatta. Come nel passato grande importanza era riservata agli accessori: alla cravatta che poteva essere annodata a farfalla, come oggi e fermata da una spilla. Nel 1900 i pantaloni furono caratterizzati dal risvolto all’orlo, caratteristica ripresa dalla moda inglese. Tale usanza nacque in seguito ad un episodio banale: l’allora re d’Inghilterra Edoardo VII, presente in un campo da caccia fangoso, si rimboccò l’orlo dei pantaloni per non insudiciarli. Gli uomini inglesi in breve tempo utilizzarono questo accorgimento tanto che i sarti confezionarono i pantaloni in questo modo.

ABBIGLIAMENTO INFANTILE: evoluzione
Fino ai quattro anni fra i bambini non vi era distinzione fra i sessi in quanto bambini e bambine vestivano in modo identico: indossavano una veste femminile che sottolineava il legame con l'universo nel quale crescevano. Tale abitino era adottato anche per ragioni di praticità, igiene e probabilmente anche per motivi economici. Questa usanza rimase inalterata per tutto l’Ottocento sino ai primi trent'anni del 1900. L’abbigliamento dei bambini e delle bambine cominciava a differenziarsi a partire dai cinque anni. I bambini nell’Ottocento, come nei periodi precedenti, venivano vestiti come grandi in miniatura e seguivano di pari passo le tendenze e gli sviluppi della moda degli adulti.

’abbigliamento infantile rispecchiava quello degli adulti: così nel primo ‘800 le bambine indossavano lunghe tuniche serrate sotto il seno (come le vesti Stile Impero delle loro madri) mentre i bambini portavano frac e calzoni lunghi. Alla metà dell’800 i vestiti delle bambine erano caratterizzati da gonne ampie e maniche a palloncino, elementi propri del periodo romantico; i bambini invece, come gli uomini adulti, vestivano completi costituiti da giacca, cravatta, panciotto e calzoni tubolari. Con queste tipologie di vestiti i bambini non erano liberi nei movimenti e non potevano assecondare la spontaneità caratteristica del gioco, si sentivano impacciati e sempre costretti a fare attenzione a non sgualcire o sporcare i loro indumenti.

Finalmente dalla fine del primo decennio del 1900 si diffuse l’idea che l’abbigliamento quotidiano dei bambini dovesse seguire criteri di semplicità e di praticità, gradualmente nel corso del secolo, grazie alla corrente proveniente dall’Inghilterra, la moda si fece più consona alle esigenze dei bambini e, a differenza dei secoli precedenti, la sartoria cercò di rispondere sempre più alle esigenze dell’infanzia. Lentamente fu creato un abbigliamento appositamente per i bambini cioè pratico, leggero ed igienico; solo nelle grandi occasioni (come le comunioni o eventi particolari) i bambini furono ancora costretti ad indossare abiti eleganti. Ma i cambiamenti non riguardarono solo l’abbigliamento in quanto evoluzioni coinvolsero anche gli accessori come le calzature: se nel corso dell’Ottocento i bambini furono costretti a calzare stivaletti con il tacco alto, con il primo Novecento a loro furono dedicate scarpe basse, pratiche e comode, chiuse da lacci.

Nel corso del XIX secolo, nel periodo umbertino per i bambini più grandi comparve una nuova tipologia di vestito, detta "marinare". Questo indumento era ripreso dalla divisa dei marinai ed era costituito da una blusa color bleu marine, rimborsata in vita e contraddistinta da un grande collo di piquet bianco annodato nella parte anteriore e quadrato dietro (a volte agli angoli era ornato da piccole ancore applicate). Alla giacchetta erano abbinati un paio di pantaloncini corti al ginocchio, in corrispondenza del quale presentavano una fascetta; calzini corti di colore bianco o blu; scarpe basse nere o marroni ed un cappello che riprendeva la forma di quello dei marinai. Questo vestito era pressoché uguale per maschi e femmine, ad esclusione dei calzoni che per le bambine erano sostituiti da una corta gonnellina a pieghe. Generalmente i colori di questa divisa erano il bianco ed il blu (a volte anche grigio e nero) e le variazioni erano legate esclusivamente ai tessuti impiegati per la loro realizzazione, che dunque a seconda della stagione variavano nella qualità e nella pesantezza. 

Se fino alla fine del XIX secolo la moda dei bambini fu influenzata da quella degli adulti, con il nuovo secolo la situazione si invertì: le gonne si accorciarono prima per le bambine e più tardi per le donne.

Silvia Sebenico

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Comparazioni fra la moda maschile
Comparazioni fra la moda maschile

Comparazioni fra la moda maschile degli anni trenta con quella d'inizio secolo. Giornale Luce del 18/11/1937

Sfilata a New York
Sfilata a New York

Sfilata di moda con vestiti di vellutoa New York. Giornale Luce del settembre 1934.

Sfilata di moda per bambini
Sfilata di moda per bambini

Sfilata di moda per bambini. Giornale Istituto Luce del 1932.

Sfilata di moda
Sfilata di moda

La settimana Incom 39 del 02/01/1947, 'La pagina della donna: modelli a Bologna'.

Bologna: mostra nazionale della calzatura
Bologna: mostra nazionale della calzatura

La settimana Incom del 10/03/1949. You tube - Istituto Luce.

Documenti
Lettura (La)
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Articoli su moda e abbigliamento. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906

Acqua di Felsina
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Premiata Acqua di Felsina Ditta P. Bortolotti Bologna, Stabilimento Successori Monti, Bologna, 1902

Printemps
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Grand Magasins au Printemps, Societé en accomandite per Actions, Eté 1882. Catalogo in italiano.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 1, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 9, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 5, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 14, 1882. Torino, Sonzogno.

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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 18, 1882. Torino, Sonzogno.

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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 22, 1882. Torino, Sonzogno.

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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 36, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 40, 1882. Torino, Sonzogno.

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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 44, 1882. Torino, Sonzogno.

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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 49, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 27, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 31, 1882. Torino, Sonzogno.

Album della ditta Baroni
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Album della ditta Baroni. Bologna, stagione primavera - estate 1896, lit. Mazzoni e Rizzoli, Bologna.

Emporio economico (L')
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Autunno - inverno, 1907-1908. Bologna, via Belle Arti 33. Catalogo di moda e abbigliamento.

Merletti Punto Bologna
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Merletti: Punto Bologna. Eseguiti nella scuola della signorina marchesa Camilla Beccadelli Grimaldi in Bologna.

Donna (la)
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La Donna - rivista quindicinale illustrata. N. 338, 20 novembre 1920, anno XVI, Roma - Torino

Donna (la)
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La Donna - rivista mensile illustrata. N. 304, 15 aprile 1918, anno XIV, Torino.

Manifestazione di Alta Moda
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Bologna, 19 maggio 1940. Programma dell'evento, illustrazioni di Alessandro Cervellati.

Modo di farsi intendere senza esprimersi
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Pietro Bortolotti, "Modo di farsi intendere senza esprimersi, ossia la profumeria divenuta il telegrafo del cuore umano", Bologna, Nobili, 1835 (estratto). Collezioni Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

Bologna invita 1952
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Bologna invita. Alla visita, alla sosta, al ritorno. Numero unico a cura di Edoardo Bozoli, ed. SAB Bologna, 1952 (estratto)

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 18 del 1909, Milano, Sonzogno.

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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 38 del 1909, Milano, Sonzogno.

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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 10 del 1910, Milano, Sonzogno.

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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 17 del 1910, Milano, Sonzogno.

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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 50 del 1911, Milano, Sonzogno.

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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 7 del 1912, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 12 del 1912, Milano, Sonzogno.

New Style
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New Style, catalogo di moda maschile. Bologna, 1932.

Buongusto celato (Il)
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Il buongusto celato - Biancheria intima ricamata tra ’800 e ’900, catalogo della mostra, 11 giugno - 27 settembre 2015, Bologna, Museo Davia Bargellini.