Esperimenti di volo sui cieli di Bologna

Esperimenti di volo sui cieli di Bologna

Sociale 1784 | 1904

Scheda

L’interesse per il volo, fin dall’antichità, fu sempre presente negli uomini, e da Leonardo in poi progetti e studi si susseguirono sempre più fitti, finché, il 21 novembre 1783, la notizia dell’esperimento portato a termine dai fratelli Montgolfier lanciò una vera e propria moda.

Pochissimi mesi dopo, già a partire dal febbraio del 1784, i cieli di Bologna videro un susseguirsi di esperimenti di volo, attuati per gran parte da monaci e poi, finalmente anche da laici, che non prevedevano però l’ascensione di uomini, ma solo il volo di palloni. Colui che diverrà il simbolo del volo bolognese in pallone, il marchese Francesco Zambeccari, viveva in quel momento a Londra, dove, il 23 marzo del 1785, compì il suo primo volo. La sua avventurosa vita lo portò poi a Pietroburgo ed a combattere contro i Turchi, da cui venne fatto prigioniero. Condotto a Costantinopoli, scrisse un trattato di teoria del volo, e finalmente, ritornato in libertà ed alla sua città, si innalzò con due compagni per la prima volta sulla testa dei bolognesi il 7 ottobre del 1803.

Zambeccari dedicò tutti i suoi anni successivi agli esperimenti di volo, bruciando nelle realizzazioni di macchine aerostatiche anche gran parte del suo patrimonio familiare. I suoi voli furono sempre perigliosi, e spesso ebbero conclusioni drammatiche, sino all’ultimo, fatale, tentato il 21 settembre del 1812 dal prato del convento dell’Annunziata: la macchina, urtando contro un albero, provocò la fuoriuscita dell’alcool acceso, il pallone prese fuoco, e l’equipaggio anche. Vincenzo Bonaghi, che volava con il marchese, riuscì a salvarsi, mentre Francesco Zambeccari, in conseguenza delle terribili ustioni, morì il giorno successivo.

Nel maggio 1854 è di scena Monsieur Poitevin che partì dal piazzale di san Francesco. Così Enrico Bottrigari lo ricorda nella sua Cronaca di Bologna (Zanichelli, 1960): "la debole forza del gas, che serve alla illuminazione della Città, apprestato a caricare il globo, non permise all'aereonauta di effettuare la promessa di eseguire il volo a cavallo di un asinello. Alle ore 7 e 3/4 pomeridiane del giorno 30, solo, senza zavorra, colla leggiera galleria, partì intrepidamente, innalzandosi nell'aria, (...) sinchè felicemente discese presso la Parrocchia di Granarolo, 6 miglia circa dalla Città". Il francese ripetè il volo il 10 luglio, insieme al pompiere Francesco Mingardi e questa volta riuscì a sollevarsi in groppa al cavallo. Atterrato nell'alveo del torrente Idice rientrò a Bologna e "si recò al Teatro del Corso, ove ricevè gli applausi del pubblico". Sette giorni dopo salirà Luigi Guizzardi, ma la protagonista fu la moglie di Poitevin, la quale si mise in piedi sul cavallo durante il volo. Il tentativo del 31 luglio fu più avventuroso ma terminò senza danni alle persone. Il volo previsto per l'8 agosto venne invece vietato dal comando austriaco.

Il 19 ottobre 1857 dall'arena del Gioco del Pallone Pietro Meyer partì per un volo con una mongolfiera dal titolo 'Città di Milano'. Il tentativo non fu dei migliori, in quanto dopo essersi sollevato terminò la propria corsa poco fuori Porta Lame.

Il 10 dicembre 1899 si tenne la spettacolare esibizione organizzata dal “capitano” Giacomo Merighi e finanziata dalla Società Maestrani, rinomata ditta produttrice di cioccolatini, che servì per raccogliere fondi da devolversi al Comitato di beneficenza bolognese e per l’Asilo d’infanzia. Merighi, artista ambulante nato a Bologna nel 1864, dopo una giovinezza burrascosa –aveva anche passato due anni alla Casa di Custodia per borseggio – divenne “ginnastico”, tornando poi a Bologna in veste di “aeronauta”.

Campo di partenza dell’ascensione fu l’Arena del Pallone, con l’intenzione di superare gli Appennini e atterrare in territorio toscano. A bordo con Merighi salirono il dottor Massimo Bartoletti, riconoscibile nella foto per il cappello “scozzese”, e l’economo del comune di Bologna, Vincenzo Lodi, che indossava un vistoso colbacco. L’avvenimento riscosse l’attenzione di tutta la città, e di moltissimi curiosi. Le cronache narrano di un albergatore di Venezia che tentò, fino a pochi istanti prima della partenza, di convincere Merighi a farlo salire, offrendogli una cospicua ricompensa in denaro. Il sindaco Dallolio mise a disposizione il palco comunale, che ospitò moltissime nobildonne cittadine. Presenti, tra il numerosissimo pubblico accorso, alcuni amministratori pubblici, come l’assessore comunale Francesco Cavazza e il commendator Cesare Sanguinetti. La ditta Maestrani distribuì fra le signore intervenute e i bambini i rinomati cioccolatini di sua produzione. Verso le 14 il pallone si staccò da terra, raggiungendo rapidamente 900 metri di quota, per poi ridiscendere, dopo breve volo, a S. Ruffillo, presso Villa Gotti, preferendo rientrare in Bologna prima di notte. Molte persone seguirono dalle carrozze il volo e corsero a congratularsi con il Merighi ed i suoi passeggeri. Qualcuno sostenne che proprio la paura di uno dei passeggeri, avesse consigliato un atterraggio anticipato. Sul buon esito dell’iniziativa tutti gli osservatori risultarono, peraltro, concordi.

Per tutto l’Ottocento macchine aerostatiche si innalzarono sui cieli della città, attirando sempre grandi concorsi di folla. Il più noto fu però proprio Giacomo Merighi, che per anni effettuò esperimenti del genere, volando spesso con macchine sponsorizzate a scopo pubblicitario, giungendo, nel 1904, al suo 420° volo. Ma il progresso tecnico avanzava a grandi passi, e già si affacciavano, con il nuovo secolo, i tempi dei grandi dirigibili da trasporto e soprattutto, grazie all’ingegno dei fratelli Wright, i primi aeroplani.


Mirtide Gavelli, Giovanni Guidi

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Articoli di argomento militare. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906

Bibliografia
Felsina aviatrice. Cronache illustrate dello sport aereo bolognese
Ruffini Enrico
1998 Bologna Fotolito F.D.
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